Piacenza romana

L’impianto di Piacenza romana con la rete stradale extraurbana su ortofoto della città odierna (tratto da “Da Placentia a Placencia”, di Mattia Cantatore, pag. 56)

La fondazione di Placentia e le sue origini: dalle popolazioni preromane ai Franchi 

Prima dell’arrivo dei Romani, il territorio dell’odierna Piacenza era abitato da popolazioni celto-liguri e si trovava al crocevia delle principali rotte commerciali tra Etruschi e Greci.

La fondazione romana avvenne il 31 maggio del 218 a.C., nel primo anno del consolato di P. Cornelio Scipione e Ti. Sempronio Longo, all’inizio della Seconda Guerra Punica. Placentia divenne così la 53ª colonia di diritto latino dell’espansione romana e, insieme alla vicina Cremona, la prima dell’Italia settentrionale — cinquant’anni dopo la fondazione di Ariminum (268 a.C.). La data è ricavata da un’emendazione filologica proposta da Madvig nell’Ottocento e confermata dagli studi successivi. 

L’area nella quale verrà fondata Placentia fu da sempre, infatti, terra di frontiera tra realtà etniche differenti.

Il territorio, inoltre, si caratterizzava in senso strategico per la presenza di un rilievo geomorfologico creato dai meandreggiamenti del fiume Po.

I triumviri incaricati della deductio — cioè dell’operazione ufficiale di fondazione — furono P. Cornelio Asina, P. Papirio Masone e C. Lutazio. Portarono con sé 6.000 coloni, tra cui 200 cavalieri, per un totale stimato tra le 20.000 e le 25.000 persone considerando i nuclei familiari.

Non ci sono elementi per ricostruire l’aspetto delle strutture fondate nel III secolo a.C., ma è stato ipotizzato, sulla base dei canali cittadini, che fossero composte dalla sequenza fossato-terrapieno-palizzata e proteggessero un quadrato originario di 6×6 isolati compreso tra le attuali via Giordano Bruno a est e via Mandelli a ovest.

Pianta di Piacenza con indicati i canali urbani e i loro nomi sulla base della cartografia di epoca contemporanea
(da Ferrari 2016, p. 129, fig. 1)

Le guerre e la rifondazione segnarono profondamente i primi decenni della colonia. Dopo la calata di Annibale e la sconfitta inferta a Roma dalle truppe cartaginesi lungo le rive del Trebbia nel dicembre 218 a.C., di nuovo, nel 207 a.C., la città fu assediata dalle forze di Asdrubale, fratello di Annibale, che tuttavia non riuscì a conquistarla: la resistenza di Placentia rallentò significativamente la sua avanzata, agevolando le difese romane. La situazione precipitò nel 200 a.C., quando la città capitolò di fronte a un esercito composto da Galli (Insubri, Cenomani e Boi) e Liguri, alleati del condottiero cartaginese Amilcare: della popolazione sopravvissero soltanto 2.000 persone. Placentia fu riconquistata definitivamente dai Romani grazie alle vittorie ottenute tra il 199 e il 196 a.C. I gravi danni subiti durante questi conflitti resero necessaria una vera e propria rifondazione della colonia, con l’arrivo di altri 3.000 coloni nel 190 a.C. 

Da colonia a municipium: la trasformazione istituzionale di Placentia avvenne nel quadro della progressiva romanizzazione della Gallia Cisalpina, completata con la sottomissione dei Liguri nel 155 a.C., dopo ottant’anni di resistenza. Il passaggio decisivo fu la lex Pompeia dell’89 a.C: la legge trasformava le colonie latine più romanizzate in municipia di diritto romano, concedendo la piena cittadinanza romana ai loro abitanti. Piacenza ottenne così lo statuto di municipium optimo iure. Sul piano amministrativo, la città era governata dall’ordo decurionum — il senato locale, composto da cento membri scelti tra i ceti più agiati — e da quattro magistrati superiori (quattuorviri), divisi tra chi esercitava la giustizia e chi sovrintendeva alle opere pubbliche, ai giochi e alle attività commerciali. Completavano la struttura i quaestores aerarii, responsabili delle finanze municipali. 

I riflessi della lotta tra Mario e Silla non risparmiarono la città. Nell’85 a.C. Cinna, esponente del partito mariano, assunse il comando della Gallia Cisalpina. Quando Silla tornò dalla Grecia nell’83 a.C., lo scontro tra le fazioni mariane e i sillani si consumò molto probabilmente sulla via Emilia, nei pressi dell’odierna Fidenza, coinvolgendo direttamente il territorio piacentino nelle convulsioni della prima grande guerra civile romana. 

Cesare e Piacenza intrattennero un legame strettissimo. La città, per la sua posizione strategica al crocevia delle principali direttrici militari del Nord Italia, divenne una delle basi operative privilegiate di Giulio Cesare. Già nel 50 a.C., in previsione dell’imminente scontro con Pompeo, Cesare vi stanziò quattro legioni. L’anno seguente, dopo il celebre attraversamento del Rubicone (gennaio 49 a.C.), fu proprio a Piacenza che la IX legione si ammutinò, stanca della guerra e dei premi mancati: Cesare accorse personalmente, tenne un duro discorso alle truppe, fece giustiziare i capi ribelli e perdonò gli altri. La città rimase un nodo cruciale della strategia cesariana fino alla battaglia di Farsalo (48 a.C.), nella quale perì anche un noto cavaliere piacentino, G. Felginate. 

In età imperiale Placentia crebbe come centro commerciale di primo piano, grazie alla sua posizione lungo la via Emilia e la via Postumia, che connetteva i due scali portuali marittimi di Genova e Aquileia. La città si radicò progressivamente come polo di romanizzazione e controllo delle vie fluviali per l’intero territorio circostante, trovandosi al centro di un efficiente sistema di comunicazione che la collegava rapidamente con i maggiori centri del nord. 

La tarda antichità segnò una svolta profonda. La cristianizzazione avvenne anche attraverso la figura del martire sant’Antonino, centurione romano giustiziato sotto Diocleziano, che divenne patrono della città: a lui fu dedicata la prima cattedrale piacentina, costruita tra il 350 e il 375 d.C. Nel 476 d.C., anno della caduta dell’Impero romano d’occidente, nelle vicinanze di Piacenza, si combatté lo scontro decisivo tra le ultime truppe romane e i mercenari germanici di Odoacre, re degli Eruli, che portò alla deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augusto: un evento che sancì simbolicamente la fine del mondo antico. 

Con i Longobardi la città divenne sede di un ducato, inserita nella nuova rete di potere germanica che si sovrappose alle strutture romane preesistenti. Successivamente, con la conquista franca e l’istituzione della contea carolingia di Piacenza, la città entrò a far parte dell’impero di Carlo Magno, mantenendo il suo ruolo di centro amministrativo e commerciale di rilievo. 

PIACENZA MEDIEVALE
Dal 962 d.C. all’inizio del XVI secolo (governo Sforzesco), da “Progettare il margine urbano. Nuovi luoghi dell’abitare a Piacenza”, Tesi di Laurea Magistrale di Ambra Ghidoni, Renée Hart Lewis, Monica Carmela Lucarelli, facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, Scuola di architettura e società.